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Il percorso espositivo Joan Miró, Poème | Viaggiando Facile
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Il percorso espositivo Joan Miró, Poème | Viaggiando Facile

Scritto da Michela | 29 luglio, 2011 9:35

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L’esposizione si sviluppa in quattro spazi all’interno dell’Opera Carlo Alberto del Forte di Bard: il Deambulatorio, il Corpo di Guardia, le Cannoniere e le Cantine.

Il Corpo di Guardia

Le due sale del Corpo di Guardia introducono la mostra: la prima ospita una biografia illustrata dell’artista, la seconda brevi video che svelano i suoi momenti di riflessione e creazione artistica.

Il Deambulatorio

Una buona parte del Deambulatorio presenta 39 ritratti fotografici dell’artista che invitano il pubblico a conoscere meglio l’artista. 

Le Cannoniere

E’ stato curato con particolare attenzione l’allestimento delle sette sale che costituiscono il cuore della mostra. L’intento è quello di stupire il visitatore, per fargli apprezzare al meglio la poesia creatrice di Miró. Che sia pittore, scultore, disegnatore o ceramista, Miró esprime il suo genio nella creazione di forme strane, ibride e sovrane. Questi oggetti o questi esseri affascinanti suscitano nel visitatore interrogativi e riflessioni: appartengono all’ordine della Natura o all’immaginario dell’artista?

Nell’ingresso si può ammirare l’olio Oiseau de Proie Fonçant sur nos ombres realizzato su pelle di mucca posto di fronte al disegno, Femmes Oiseaux.

La sala 1 è caratterizzata dalla presenza, al centro, di una scultura di grande impatto, Femme, circondata da sei oli su tela esposti alle pareti, raffiguranti la luce del primo mattino: Naissance du Jour I, II, e III, tre tele in cui il blu intenso del punto centrale e il nero spesso del tratto creano la tensione dello spazio pittorico; Femme Oiseau I e II, e Vol d’Oiseau à la première étincelle de l’aube.

Nella sala 2 si intreccia un vigoroso insieme di sculture-assemblaggi e di potenti litografie originali. Questo insieme, che si irradia da un intenso fulgore, attesta l’integrazione del colore nel volume, ricerca a lungo perseguita dall’artista. La Caresse de l’Oiseau, monumentale bronzo dipinto, ne è un testimone esemplare.

Ad aprire la sala 3 due opere contraddittorie: Monument, bronzo monumentale affiancato dalla ceramica L’Oeuf de Mammouth, opera simbolo di uno dei più vecchi miti dell’umanità, quello dell’origine del mondo. Le due opere spartiscono lo spazio con due oli di grande impatto cromatico Poème e Le Chant de la prairie e con una serie di quindici disegni scaturiti dall’incontro con la cultura giapponese.

Al centro della sala 4 è posta la stele antropomorfa Grand Personnage, la cui ironia surrealista evoca Ubu Re, personaggio grottesco inventato da Alfred Jarry. Esposta anche una serie di piatti e di rilievi in ceramica, che testimoniano l’interesse di Miró per questa tecnica tradizionale particolarmente sviluppata in Catalogna e da lui conosciuta sin dall’infanzia. Alcuni disegni dal tratto nervoso che si avvicina ai graffiti, arte popolare amata dall’artista, rivelano, in particolare per il loro grafismo, una scrittura tesa all’essenzialità. La sala è arricchita da due litografie, La Ruisselante Lunaire e La Ruisselante Solaire, e dall’olio Oiseau.

Un monumentale arazzo è la principale opera della sala 5, frutto di un meticoloso lavoro tessile che mescola il filo, trattato come un materiale, ad elementi insoliti come reti da pesca, ami, ciottoli che gli conferiscono una trama e una consistenza particolari. I pezzi realizzati con questa tecnica furono chiamati dall’artista, Sobreteixims. Datato 1980 e tessuto in un laboratorio di Tarragona dal licciaio Josep Royo, l’arazzo fa parte di un insieme di tre pezzi, appartenenti rispettivamente alla National Gallery di Washington, al World Trade Center di New York e alla Fondazione Maeght. L’esemplare del World Trade Center è stato distrutto dall’attentato dell’11 settembre 2001. Intorno all’arazzo, gli straordinari oli Joie d’une fillette devant le soleil e Accent rouge dans le calme e una serie di sculture ricordano l’importanza delle fonti catalane nell’arte di Miró. Presente anche il trittico Le Grand Triptyque Noir.

La sala 6 pone l’accento su un’opera del 1971, Constellation. Accanto a disegni, litografie o incisioni originali che lo circondano, questo imponente bronzo testimonia il sogno costante che trasporta Miró verso gli spazi infiniti della meccanica celeste.

La rotondità della scultura trova la sua origine nel punto, nella macchia o nello schizzo di colore gettati sulla pagina bianca, talvolta strappata o stropicciata, del disegno. C’è una sottile convergenza fra il pezzo, il cui volume ha la sottigliezza di un disco solare, e la scrittura quasi cartografica dei disegni, dove si urtano in un’energia erratica, come quella delle comete in cielo; tracce di gessi, di guazzo, di carboncino o di inchiostro su un supporto di carte differenti. Di grande impatto anche l’olio Bleu, primo pannello della serie Constellations. Completano la sala le cinque litografie più grandi realizzate da Miró all’età di ottant’anni.

La sala 7 prolunga il dialogo permanente tra scrittura grafica e volume, in cui si incarnano e prendono vita paesaggi interiori e esseri mitici, forme più vere del vero che si generano e si trasformano. Un dialogo mutuo e permanente. A tutta parete la maquette per la ceramica murale dell’Unesco a Parigi.

Le Cantine

Miró ha condiviso l’avventura surrealista con i suoi amici poeti. Era necessario evidenziare in mostra questa partecipazione creatrice dell’artista che metterà a disposizione della scrittura poetica, la sua arte di litografo e di incisore. Realizzerà così, in particolare per le edizioni Maeght, un prestigioso insieme di libri illustrati. Cinque sale sono dedicate a questo aspetto importante, ma talvolta sconosciuto, dell’opera di Miró.

In ogni sala delle Cantine, intorno ad una scultura centrale, sono esposti i libri Parler seul, Les Adonides, Les Pénalités de l’enfer, Fissures, Album 21, Haï-Ku, con testi di Tristan Tzara, Jacques Prévert, Robert Desnos, Michel Leiris, Carlos Franqui. A complemento della sezione, sempre illustrati da Miró, una scelta di testi di André du Bouchet e Yves Bonnepy. Un makemono, realizzato nelle seterie lionesi, testimonia l’interesse dell’artista per la civiltà giapponese, a seguito del suo viaggio in Giappone nel 1966. Presenti anche alcune lettere manoscritte e le pubblicazioni Derrière le Miroir. La sesta sala delle Cantine è adibita alla proiezione di video sull’opera e la vita dell’artista e sulla Fondazione Maeght.