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Viaggiando Facile – I migliori consigli per i tuoi viaggi – Part 2
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Viaggiando Facile – I migliori consigli per i tuoi viaggi – Part 2

Scritto da Michela | 18 giugno, 2012

Giovanni Serodine (Ascona o Roma, 1594/1600 – Roma, 1630), vanto del Ticino e di Roma nel primo terzo del Seicento, è universalmente noto quale uno dei più rilevanti interpreti della tendenza naturalistica di tutto il secolo.
Pittore ignorato dai suoi contemporanei, viene riscoperto e rivalutato dalla critica del Novecento che, cogliendo la straordinaria qualità del suo lavoro, gli assegna finalmente il giusto posto nella costellazione dei più importanti pittori della storia dell’arte in Italia. Wilhelm Suida, lasciandosi ispirare dalla sua breve vita – morì poco più che trentenne -, lo paragona ad una luminosa meteora improvvisamente apparsa e troppo presto spentasi. Si deve però soprattutto al più grande storico dell’arte italiano del secolo passato, Roberto Longhi, il merito di averlo valorizzato come uno dei massimi rappresentanti del movimento caravaggesco definendolo “non soltanto il più forte pittore del Canton Ticino, ma uno dei maggiori di tutto il Seicento italiano” e innalzandolo al livello di Rembrandt e Soutine nella memorabile descrizione del San Pietro in carcere, di proprietà della Pinacoteca Züst di Rancate.

Ed è proprio quest’ultima a proporre la prima mostra su Serodine del nuovo millennio. Con il titolo SERODINE e brezza caravaggesca sulla “Regione dei laghi”, l’istituzione ticinese, riconosciuta per la qualità e la profondità delle sue imprese espositive, ha messo in programma per il prossimo autunno-inverno (14 ottobre 2012 – 13 gennaio 2013) un’attenta retrospettiva dell’artista, affiancata da dipinti di suoi compagni di avventura figurativa, così da mostrare al pubblico come il fenomeno che oggi per semplificazione viene definito come ‘naturalismo’ avesse preso piede nelle terre prealpine più di quanto generalmente sino ad ora sospettato.
L’esposizione promossa dalla Pinacoteca Züst è stata coordinata da Mariangela Agliati Ruggia, direttrice del museo, insieme ad Alessandra Brambilla e affidata alla cura di Roberto Contini e di Laura Damiani Cabrini, con la collaborazione di Simona Capelli. Essa vorrebbe cercare di porre nuovamente l’attenzione sul pittore rivedendone in parte la fisionomia critica. A distanza di circa vent’anni dall’ultima monografica, verrà riunito un cospicuo nucleo di opere autografe – tutte o quasi quelle ticinesi – e verrà proposto qualche inedito.

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